Convegno Fede – Sabato 16

dscn7260La seconda giornata di convegno si è aperta, come da programma, con la preghiera delle Lodi nel palacongressi di Loreto: occasione per ammirare, anche, il mare di camice azzurro-AGESCI che ha voluto vivere il percorso di riflessione, verifica e rilancio del nostro educare alla fede.

La mattinata congressuale è entrata subito nel vivo grazie ad una tavola rotonda in cui sono intervenuti Maurizio Milli, Agnesi Tassinaro, Franco Forte e Stefano Pinna.

TAVOLA ROTONDA

P.U.C. (Progetto Unitario di Catechesi) – 1983. E’ intervenuto Maurizio Milli affermando che il sogno è contenuto nell’aggettivo unitario. Il primo grosso limite del P.U.C. è che è scritto in maniera, forse, troppo complicata. Unitario perché riguarda l’unità interiore della persona, della sua vita, della sua storia.

Oggi, infatti, la frammentazione è troppo forte: una persona che lavora in ambito economico dimentica di essere un cristiano, un uomo che lavora in ambito professionale dimentica di essere uno scout. Il P.U.C. è educare a diventare cristiano.

Uno dei punti di forza del progetto unitario di catechesi è che non è ancora superato. Inoltre non è una ricetta data a priori ma ogni ricetta deve essere cercata. Trent’anni fa la fatica di andare d’accordo con i parroci era molto sentita perché lo scout si sentiva molto speciale: oggi sappiamo che lo scautismo contribuisce all’annunciazione del Vangelo.

B.P. pensava che la religione fosse dentro lo scautismo, non a fianco. Nel gioco inseriamo la proprosta educativa ma spesso cadiamo nella tentazione del gioco fine a se stesso oppure arriva Baloo e Stop! si fa la catechesi. B.P. non intendeva propriamente questo: il P.U.C. tenta di recuperare l’unitarietà della proposta, anche nell’educare alla fede.

Lo scautismo è una forte proposta per respingere la tentazione dello spiritualismo (Cristo figlio di Dio) e la tentazione del Cristo solo figlio dell’uomo (componente orizziontale tra uomini vs componente verticale tre uomini e Dio).

Campi Bibbia – 1971. E’ intervenuta Agnese Tassinaro spiegando che i campi bibbia durano 7 giorni in cui si prega, canta, danza e studia la Parola che diventa realtà viva. Sono una esperienza nata negli anni ’50 dalle guide francesi. B.P. indicava due grandi mezzi epr giungere a Dio: la Bibbia e la natura.

L’AGI, nell’Abbazia di San Galgano, invitò anche i capi dell’ASCI ed i campi, in tre anni, passarono da 12 a 56 a 125. All’indomani della nascita dell’AGESCI fu necessario avere una equipe campi bibbia (1976) ma sin dall’inizio i campi erano misti donne e uomini ma anche scout e non.

L’AGESCI decise che San Benedetto al Subasio dovesse diventare il centro di disponibilità dell’associazione ma la storia è stata un po’ diversa…

I rovers e le scolte, quando nel 1993 San Benedetto fu presa in gestione dalla comunità di Bose, si separarono dai capi e gli fu proposto un campo bibbia in route: la Parola entra dai piedi.

Cosa significa oggi “Parola di Dio”? Perché oggi Dio non parla più… è molto evidente che Dio resta in silenzio davanti a tante domande? La sua voce ci giunge solo in voce scritta (il Concilio Vaticano II afferma che non c’è da aspettarsi più una rivelazione pubblica). Abbiamo la memoria scritta su cui costruire la nostra ricerca di Fede, ricerca continua di senso. La feed e la Bibbia non si impongono, si propongono.

Sentiero Fede – 1991. E’ intervenuto Franco Forte affermando che era palese, da parte di alcuni capi, la difficoltà di leggere il P.U.C.. Si doveva decidere se ristampare il P.U.C. o farne qualcosa di nuovo. Le condizioni date dalla commissione erano strumento chiaro e schede pratiche (ma non ricette pronte). Il meglio del P.U.C. è nel sentiero fede. Questi “prende per mano” partendo dall’esperienza concreta, salvo poi abbandonarti. In molte zone è posto alla base del rapporto con la Diocesi per curare il cammino di iniziazione cristiana all’interno dei gruppi AGESCI.

Nel nome di Abramo – 1995. Nell’intervento di Stefano Pinna si è discusso di questa nuova esperienza che nasce da una costola dei campi bibbia.L’esigenza è quella di coinvolgere tanti ragazzi non comunitari, in Italia. Nel 1997 nasce il primo campo interreligioso in Italia.

A seguito della tavola rotonda gli intervenuti hanno risposto alla domanda su cosa l’Associazione possa compiere per valorizzare i percorsi attivati. Ne è uscita l’idea che l’associazione non debba mettere il Sentiero Fede nel cassetto ma sul comodino (Franco Forte), che l’associazione dovrebbe coltivare ciò che le viene meglio (Maurizio Milli), che lo spirito di ricerca che ci anima ci farà trovare il modo per conoscere meglio la Sacra Scrittura, fermo restando che la Bibbia è una possibilità, non un obbligo e che l’apertura interreligiosa è indispensabile (Agnese Tassinaro). Infine la route nazionale può essere un’occasione per indicarci la strada (Stefano Pinna).

A seguito della tavola rotonda e del pranzo per gruppi di lavoro, si è affrontato l’argomento della catechesi narrativa andando a narrare la propria esperienza, focalizzando l’attenzione sulla nostra vita di capi, cristiani, persone. Una modalità laboratoriale per sperimentare, sulla propria pelle, la catechesi narrativa.

I lavori di gruppo si sono conclusi con l’intervento di due esperti che, in plenaria, hanno affrontato il tema della Chiesa (da dove veniamo? ed oggi che ne è stato del mondo antico? di fronte a questo panorama, come ha reagito la Chiesa? con quale stile?) tenuto da don Vito Mignozzi. Il sociologo Mauro Magatti, invece, ha presentato la situazione della realtà giovanile, e non solo, oggi. Il passaggio più saliente riguarda l’educazione religiosa paragonata all’insegnamento della lingua in Italia. A scuola studiamo l’inglese a partire dalla grammatica come se avessimo fatto già precedentemente esperienza della lingua parlata (unico modo per impararla). Allo stesso modo abbiamo la pretesa di educare alla fede a partire dalla grammatica di Dio, supponendo che i ragazzi abbiano già fatto almeno una volta l’esperienza di Dio.

Così oggi non è più. L’esperienza della fede può essere solo l’esperienza di un popolo che si racconta.

A termine dell’incontro con gli esperti, in Basilica Santa Casa è stata concelebrata la S. Messa da circa 70 A.E. iscritti al convegno e presieduta dall’A.E. nazionale della branca E/G.

A seguire una cena con menu marchigiano e, gradita sorpresa, la visita a Recanati per riscoprire le orme di Giacomo Leopardi, con l’accoglienza del sindaco, un’esibizione teatrale nel teatro della città e uno spettacolare riscoprire i luoghi più cari al poeta, declamando le sue più celebri poesie da “Il passero solitario” a “l’infinito”.

Un convegno da un forte slancio profetico, una organizzazione impeccabile, l’attenzione ad ogni singolo capo, il fascino d’ Santa Casa, la vicinanza a Maria. Loreto 2013 è questo e molto altro ancora…

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