Gli angeli del terremoto in Emilia

di Tommaso Caldarelli – giornalettismo.com

“No, guarda, tranquillo te le mando domani. Brandine e lettini, arrivano da Forlì”. E’ concitata la sera di Davide Licata, incaricato regionale dell’Agesci Emilia Romagna per la Protezione Civile. L’Agesci è la principale associazione scout italiana, e come incaricato regionale EPC Davide deve coordinare le azioni, attivare le squadre, tenere i rapporti con i volontari. Pensare ad impostare il vettovagliamento. Perché i suoi ragazzi sono lì fuori, a dare un mano: i ragazzi, i capi e gli educatori dello scoutismo emiliano-romagnolo che si sono, da subito, mobilitati per dare una mano alle popolazioni sfollate a causa del sisma che ha colpito, terribilmente e violentemente, la regione dell’Alto Modenese.
LA PRIMA EMERGENZA – Conforto. Aiuto. Braccia che lavorano. I ragazzi con il fazzolettone, se serve, ci sono. E, pare, servono moltissimo e serviranno sempre di più: “Preparatevi, perché ci sarà bisogno di voi”, avrebbe detto ieri un funzionario dell’autorità della Protezione Civile dell’Emilia Romagna.
E gli scout, sempre pronti, cercano di esserlo e di insegnarlo ai ragazzi che gli sono affidati. Fin dall’inizio dell’emergenza domenica scorsa i gruppi scout della zona interessata dal sisma erano stati allertati ed erano entrati in fase operativa: “Nella prima fase dell’emergenza i capi scout dei gruppi dei paesi direttamente coinvolti (Massa Finalese, Cavezzo, San Felice, Medolla, Mirandola, come anche nel bolognese), sotto mandato diretto dei sindaci e della Protezione civile, hanno da subito prestato la loro opera per rispondere alle prime necessita’ degli sfollati . Altre squadre di volontari della protezione civile Agesci regionale, specificamente formate per intervenire in situazioni di emergenza, sono pronte a intervenire, sotto la guida di 100 capi che garantiranno la continuita’ dell’assistenza alla popolazione e supporto logistico”, scrivevano ormai mercoledì scorso le agenzie di stampa. Da allora, la situazione è molto cambiata.
CON I PICCOLI – Perché nel frattempo, è arrivata la seconda, distruttiva scossa di terremoto che ha nuovamente messo in ginocchio delle zone già piegate. I ragazzi degli scout, però, erano già lì questa volta: e mentre i giorni passavano hanno tenuto traccia del loro impegno in un diario online. In un giro frenetico di telefonate riusciamo a parlare con i responsabili dello scoutismo emiliano-romagnolo che stanno coordinando e gestendo i capi educatori che hanno messo a disposizione lel oro competenze per il sostegno agli sfollati e alla popolazione. Solo un lato b di quello che lo scoutismo fa sempre, ogni giorno, nelle città e nelle campagne dell’Italia. ”Nella prima fase”, ci dice Sergio, incaricato comunicazione e stampa Agesci Emilia Romagna, “ci siamo occupati di cose prettamente logistiche – che a questo punto dovranno peraltro ripartire: spostare cose, montare tende, preparare pranzi. Servono braccia, manovalanza, azioni concrete”, ci dice.  Ma con oltre 10mila sfollati e poco più di 1000 volontari nell’intera area del sisma c’è un’altra urgenza, per la quale gli scout sono corazzatissimi ed attrezzatissimi: “E’ una novità di questo secondo momento di emergenza, qui entra in gioco la nostra azione educativa. Gli scout in questo momento partecipano alle varie situazioni di gestione dei giovani – delle scuole, dei bambini, dei ragazzi. Il bisogno è quello di allontanare un secondo i bambini dalle famiglie che sono psicologicamente a pezzi. C’è l’esigenza di restituire un po’ di spazi agli adulti occupando i figli, e per i ragazzini di ritrovare i propri spazi e un senso di normalità”.
COMPETENZA – Ma che cosa può fare un capo scout, che è comunque un volontario, non un professionista del soccorso e del supporto? ”Il capo scout è un capo formato, o in formazione, per essere un educatore, il che significa non solo stare con i bambini ad occupare del tempo ma lavorare per creare dei legami costruttivi e duraturi fra di loro. Siamo abituati alla vita all’area aperta, abbiamo una certa abilità manuale, sappiamo scavare una trincea, siamo in grado di montare un tendone, sono cose che non ci spaventano. E molti capi hanno anche una formazione specifica per la Protezione Civile che imparano in appositi campi, dove si impara a gestire aspetti logistici dell’emergenza, le regole da seguire per attivare soccorsi e richiedere aiuti”, ci spiega Sergio. “La macchina della protezione civile è partita lentamente, ma è partita in maniera massiccia: ora, sul campo, ci sono tante forze che possono dare una mano”.
A MEDOLLA – Nessuno si aspettava una violenza e una forza così distruttiva. Non in queste regioni.  Le forze non erano pronte, non c’era allerta. Ma gli scout sono stati in grado di esserlo un po’ di più, a quanto sembra. E c’è un’esperienza che vale la pena raccontare, perché continua a tutt’oggi: quella di Medolla. Dove il gruppo scout è stato in grado, in parte, di sostituire l’azione del Comune e della Pubblica Amministrazione, arrivando a gestire praticamente in solitaria una struttura di ricezione per gli sfollati molto importante come la palestra della città: dove sono i fazzolettoni, gli educatori della locale Comunità Capi ad avere in carico l’accoglienza, la pulizia, la preparazione dei pasti. ”La co.ca. di Medolla dalle prime ore si è auto-attivata”, ci dice Davide Licata al telefono, “gli interventi solitamente hanno uno schema ben preciso che va seguito, ma nei primi minuti dell’emergenza loro hanno preso l’iniziativa. Si tratta una co.ca. molto unita che si è trasferita in questo Palazzetto dello sport dove all’inizio c’erano poche decine di sfollati anche se il paese era praticamente intatto. Presto, per paura, per precauzione, la gente ha iniziato ad affluire. E l’iniziale disorganizzazione delle istituzioni ha fatto sì che un gruppo scout ha dovuto prendere in carico l’intero palazzetto, preparando pasti, pulendo i locali, gestendo la situazione. Così, effettivamente, gli scout di Medolla hanno dato il 200%”.
FRA SORRISO E DOLORE – Gli scout dell’Emilia Romagna per sostenere il loro servizio sono più che attrezzati. Hanno “una ludoteca mobile, un asilo, e materiale per spettacoli e animazioni da campo, un palco e quant’altro” serva per adempiere alla prima missione che gli è affidata: “Sosteniamo la popolazione, siamo portatori sani di sorriso”, ci dice al telefono Davide. Anche quando il sorriso non c’è. Il giorno della seconda scossa, ieri, avevamo un appuntamento telefonico con il Capo Gruppo di Medolla, per farci raccontare del palazzetto dello Sport che loro gestiscono: alle 9, la terra trema. “Non oggi”, ci dicono, “vi prego. Qui c’è il panico”. A Mirandola il padre di uno degli educatori muore sotto una delle fabbriche crollate: il gruppo scout, attivissimo nei soccorsi, annulla ogni appuntamento di ogni ordine e grado. Silenzio. Per poi riprendere a giocare e combattere, un minuto dopo la fine del dolore. Perché il servizio al prossimo, per loro, è una scelta.

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